Auguri papà.
Giornata colma.
Una mezza maratona che ha lasciato una vagonata di ricordi e sensazioni:la sveglia alle 6, la colazione di fette biscottate e miele. Essere prima della partenza nel gruppone (c'erano circa 2500 persone...) e poi dopo lo sparo man mano ci si sgrana, la pioggia dal sesto al sedicesimo km...quella bava di vento contro che normalmente non te ne accorgi, ma dopo 15 km la senti come una mano che ti tiene per la maglia, l'allungo del chilometro finale per arrivare al traguardo in accelerazione, quella mantellina dorata leggerissima che sembra domopak ma ti tiene caldissimo, quegli sguardi di solidarietà tra tutti quelli arrivati quasi a dirsi vicendevolmente "bravo, ce l'hai fatta anche tu", dal diciottesimo km ogni volta che si passava il cartello della distanza percorsa stringere il pugnetto come un tennista che ha appena fatto un punto importante. La gente lungo il percorso che ti applaude e ti incita. Mio cugino che al 20imo dice "bravo Gabri, ce l'hai fatta" e da scemo masochista che rispondere "no, andiamo, non rallentiamo, tiriamo fino alla fine", la pasta mangiata alle 11 appena finita la gara in piedi sotto un tendone dentro un piatto di plastica, ma che mi ha fatto sentire il caldo che si irradiava dallo stomaco in ogni parte del corpo. Il pettorale appeso ora in bacheca insieme alla medaglia ricordo, il salame la pasta ed il barattolo di sugo nel pacco gara con maglietta ricordo e pettorale.
E poi il procedere della giornata per arrivare alla nausea.
Vedere Alfano e gli scagnozzi dietro che sembrano agenti immobiliari di Tecnocasa che ancora un po' affittano il trilocale costruito all'interno del nodo che hanno fatto alla cravatta.
Vedere Alfano.
Vedere Alfano.
Vedere Alfano.
Vedere Alfano.
Vedere Alfano.
Non mi si è incantata la tastiera, è che proprio mi torna su il pollo alla paprika mangiato stasera.
E poi ci sono le tragedie vere per l'Italia: la riforma giustizia. E mi vien solo da definirlo come "colpo di stato morbido".
E poi ci sono le tragedie per la Terra.
E le immagini del terremoto e dello tsunami sono terrificanti.
Lasciano senza parole.
Rimettono a posto il senso delle proporzioni.
E nonostante tutto, continuare a vedere un cane da guardia che abbaia e si sgola per difendere il padrone è commovente. Anzi: lo sarebbe se camminasse a quattro zampe invece che vestire in giacca e cravatta e scorrere lo schermo di un iPhone in diretta tv.
E piano piano parte un tam tam.
A volume basso, ma crescente.
E dice: "basta basta basta basta..." che finisce per diventare un mantra.
Ma è possibile parlare di cose concrete? Di fatti reali? Di bisogni reali?
Si riesce a fare informazione seria?
Si riesce a cercare di spiegare il perchè ed il percome della disoccupazione giovanile under 30 che si aggira intorno al 30%? che vuol dire 1 su 3?
Del perchè il diesel va a quasi 1,5 euro/litro?
Del problema del nucleare sì/nucleare no?
Del perchè la politica del fare, i politici del fare dal 1994 a oggi non vengono ricordati per niente se non per scandali giudiziari/economici/politici?
Delle possibilità esplorate ed esplorabili per uscire dalla crisi economica o perlomeno per ripartire?
Anzichè parlare dei processi di un 75enne malato di sesso?
E' possibile o bisogna pure ringraziare che i Maya millenni addietro si siano fatti una padellata di cazzi degli altri e del futuro degli altri?
Così almeno sappiamo quanto manca alla fine di questo squallido e triste spettacolino da avanspettacolo di terza categoria.
martedì 15 marzo 2011
martedì 8 marzo 2011
venerdì 4 marzo 2011
Poi, in quei casi lì, si sente sempre freddo
Io non so perchè.
Proprio non lo so, ma, con qualche purtroppo plurima esperienza, ho avuto la sventura di notare come trovandosi ad un funerale la sensazione di freddo che si avverte è continua, persistente e fastidiosamente pungente.
E ti accompagna per tutta la durata della giornata.
All'inizio può essere il mattino.
Poi può essere l'umidità di giornate che sono quasi sempre ed inevitabilmente condite da pioggia o da nebbia o da nuvoloni.
Quindi può essere l'ambiente delle chiese, non esattamente saune a secco.
E suggestivamente magari è la Signora con la Falce che si aggira silenziosamente tra gli astanti.
Il dato certo è che il malessere è visibile.
Nei volti, nelle smorfie, nelle mani tremanti, negli occhi vuoti e persi.
In quei "ciao" appena sussurrati da chi non vorrebbe nemmeno salutarsi forse, perchè non vorrebbe aver motivi per essere lì.
E poi esci dalla chiesa, con le spalle piegate e cariche di tanti frammenti di ricordi, di frasi, di occhiate, di quegli occhi vividi, vivaci e pieni di energia.
Esci dalla chiesa e c'è il sole, il cielo si è aperto in un azzurro che potrebbe essere un segnale, un ulteriore saluto.
Invece nel corteo che si snoda a piedi sotto il sole dalla chiesa al cimitero, la pelle non si scalda, la luce solare non dà fastidio, quasi fosse solamente un pezzo di scenografia.
E il silenzio. Irreale.
Forse sarà che le orecchie sono piene dei troppi ronzii prodotti dai pensieri di ogni cervello, ma si percepisce a fatica il rumore dei passi della gente che si sposta seguendo il carro funebre.
Viene persino voglia di fumare una sigaretta, magari marlboro medium, per provare a sciogliere tutti i ronzii nella sensazione di leggerezza da testa vuota che la nicotina suscita.
Ciao.
Proprio non lo so, ma, con qualche purtroppo plurima esperienza, ho avuto la sventura di notare come trovandosi ad un funerale la sensazione di freddo che si avverte è continua, persistente e fastidiosamente pungente.
E ti accompagna per tutta la durata della giornata.
All'inizio può essere il mattino.
Poi può essere l'umidità di giornate che sono quasi sempre ed inevitabilmente condite da pioggia o da nebbia o da nuvoloni.
Quindi può essere l'ambiente delle chiese, non esattamente saune a secco.
E suggestivamente magari è la Signora con la Falce che si aggira silenziosamente tra gli astanti.
Il dato certo è che il malessere è visibile.
Nei volti, nelle smorfie, nelle mani tremanti, negli occhi vuoti e persi.
In quei "ciao" appena sussurrati da chi non vorrebbe nemmeno salutarsi forse, perchè non vorrebbe aver motivi per essere lì.
E poi esci dalla chiesa, con le spalle piegate e cariche di tanti frammenti di ricordi, di frasi, di occhiate, di quegli occhi vividi, vivaci e pieni di energia.
Esci dalla chiesa e c'è il sole, il cielo si è aperto in un azzurro che potrebbe essere un segnale, un ulteriore saluto.
Invece nel corteo che si snoda a piedi sotto il sole dalla chiesa al cimitero, la pelle non si scalda, la luce solare non dà fastidio, quasi fosse solamente un pezzo di scenografia.
E il silenzio. Irreale.
Forse sarà che le orecchie sono piene dei troppi ronzii prodotti dai pensieri di ogni cervello, ma si percepisce a fatica il rumore dei passi della gente che si sposta seguendo il carro funebre.
Viene persino voglia di fumare una sigaretta, magari marlboro medium, per provare a sciogliere tutti i ronzii nella sensazione di leggerezza da testa vuota che la nicotina suscita.
Ciao.
giovedì 3 marzo 2011
ciao...
Ciao...
Ciao perchè ci rivedremo.
Ciao, anche se sono in ritardo.
Ciao perchè in fondo ci sarai sempre.
Ciao perchè domani saremo tantissimi.
Ciao perchè se nevica a marzo è una cosa speciale.
Ciao perchè addio è una parola che non ha senso in questi casi.
Ciao...perchè non esiste altro modo di salutarti.
Ciao, ci vediamo domani.
Ciao perchè ci rivedremo.
Ciao, anche se sono in ritardo.
Ciao perchè in fondo ci sarai sempre.
Ciao perchè domani saremo tantissimi.
Ciao perchè se nevica a marzo è una cosa speciale.
Ciao perchè addio è una parola che non ha senso in questi casi.
Ciao...perchè non esiste altro modo di salutarti.
Ciao, ci vediamo domani.
martedì 22 febbraio 2011
giovedì 17 febbraio 2011
2011-02-17: le vigilie e le attese
Solitamente ogni attesa e vigilia fa rivivere quelle cose che a scuola ti fanno studiare: Il sabato del villaggio e la donzelletta che torna dalla campagna sul calar del sole, eccetera eccetera.
E funziona per parecchie cose che l'attesa crei aspettative alte e che la realtà dei fatti non riesca a rispettarle in pieno.
Però ci sono le eccezioni.
Ci sono quelle attese che vengono superate dall'effettiva realizzazione degli eventi.
Domani è il mio compleanno e non rientra sicuramente tra quelle eccezioni perchè, chi in occasione del capodanno come chi per il proprio compleanno, credo che ogni persona dotata di sufficiente sensibilità e intelligenza abbia una data, un momento in cui tira la riga e fa di conto. Appunto: capodanno, il compleanno, l'anniversario di matrimonio o chennesoio.
Semplicemente un giorno in cui ci si guarda allo specchio, come ogni mattina, ma anzichè compilare liste di cose da fare in giornata, si vola al "e quindi? cosa abbiamo combinato fino a qui?".
Tant'è.
Ma in realtà si parla d'altro: capita che succedano cose per cui ogni vigilia è elettricità, ogni attesa è come quella del Piccolo Principe che "se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò a essere felice."
E queste attese si caricano di energia. E magari capita che si dorma poco, travolti da centomila-e-un pensiero, ma una volta riaperti gli occhi si riscoprano energie immutate.
Quindi, diventa naturale porsi altri quesiti: è sbagliato tutto quello in cui credi? O semplicemente è un modo differente di interpretare?
lunedì 7 febbraio 2011
07-02-2011 Non voglio silenzio
Perchè in certi momenti il silenzio non è mai abbastanza.
In certi istanti, c'è talmente tanto rumore nella testa, tra le orecchie rimbalzano pensieri parole opere e omissioni, che anche se si riesce a zittire ogni briciola di tutto questo rimane ugualmente una baraonda.
Incomprensibilmente e ingiustamente rumorosa.
Un cotechino, un bicchiere di prosecco a sciacquare e sgrassare la bocca e i gatti che chissà come riescono ad intuire che c'è qualcosa che non quadra e si accoccolano tutti intorno.
Qualcosa che non è esattamente allineato.
Anche sapere perchè ci si sente disallineati, anche conoscere perfettamente i motivi e le ragioni non cambia nulla.
Non funziona da diapason per accordarsi nuovamente.
E questo filmato riempie quel silenzio, perchè si accorda -questo sì- con quel brusìo che diventa ronzìo e poi rumore e poi fracasso e infine baraonda, per alimentare quella tensione sotterranea, sottocutanea per concludersi in quel silenzio che dopo aver raggiunto l'apice della tensione sonora crescente, si placa di colpo e ti lascia in quello stato di silenzio che assorda i timpani e fa fremere.
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